Corso Avanzato di Alpinismo su ghiaccio AG1 – Val Malenco - Giugno 2015

Siamo partiti con grande entusiasmo, in una calda mattina di giugno, attraversando l'Italia dal centro al nord, per raggiungere il resto del gruppo in Val Malenco. Siamo partiti ognuno con le proprie personali aspettative, nutrite nei mesi scorsi dagli incontri teorici e dalle uscite in ambiente sui canali innevati del M.te Bove e del Terminillo. Incontri propedeutici alla conoscenza allievo-istruttore, e tra gli allievi stessi del gruppo che, nonostante le diverse provenienze e le diversità generazionali, si è rivelato forte e coeso nei giorni vissuti e “sudati” insieme sul ghiacciaio di Ventina.

Base di partenza e di rientro giornaliero è stato il rifugio Gerli-Porro situato in un bosco nel pianoro dell'Alpe Ventina a 1975 m. di altitudine. E' da qui che la mattina presto, attraversando ruscelli e pietraie, e risalendo gradatamente il vallone compreso tra le due morene, si arrivava all'imbocco del ghiacciaio dove ogni cordata, composta da un istruttore e due allievi, iniziava i preparativi per la progressione sul ghiacciaio.

Le pareti ghiacciate sono state un'ottima palestra dove provare la tecnica di Piolet Traction, le soste e gli ancoraggi e le discese in corda doppia. Una giornata lunga ed intensa dove ogni allievo ha avuto la possibilità di confrontarsi e mettere in pratica la teoria studiata nei giorni precedenti, e dove ogni istruttore ha dimostrato un elevato grado di preparazione e professionalità uniti ad una grande quanto indispensabile dose di pazienza. La giornata si è conclusa la sera al rifugio con la lezione sulla cartografia e l'orientamento,durante la quale ogni tanto l'attenzione attraversava i vetri delle finestre per scorgere con lo sguardo la vetta da raggiungere il giorno dopo: Pizzo Cassandra.

Alle cinque del mattino il sole illuminava di calda luce solo una delle vette che circondavano il ghiacciaio e l'aria si percepiva già calda sulla pelle, nonostante l'altitudine e il ghiaccio tutto intorno. In fila, una cordata dopo l'altra ha affondato i propri passi sulle tracce lasciate dai primi, nel silenzio del mattino rotto sporadicamente dal rombo di piccole valanghe che si lasciavano cadere dal Monte Disgrazia, che imponente si ergeva sulla nostra destra. Il ghiacciaio ci ha così accolto mostrando la sua meravigliosa bellezza ai nostri occhi e nascondendo le sue insidie sotto i nostri passi che spesso ha provato ad inghiottire solo per prendersi gioco di noi. Questo ha fatto si che le cordate procedessero con estrema cautela ed un certo rispetto per il grande e vecchio manto bianco.

Raggiungere Passo Cassandra è stato molto faticoso a causa della neve molle sulla quale i nostri passi affondavano, ma con grande tenacia ognuno di noi ha superato la fatica ed è arrivato alla sella, si è rifocillato ed ha ripreso fiato per iniziare la risalita sulla cresta sudovest e raggiungere la vetta. Con le mani e l'aiuto della piccozza abbiamo superato passaggi di II grado su roccia, mentre le punte dei ramponi si infilavano su strette fessure e piccole sporgenze. Sempre legati in cordata, dopo aver attraversato alcuni tratti esposti in cresta siamo finalmente arrivati sulla vetta di Pizzo Cassandra.

L'aria che si respira in vetta riempie i polmoni e il cuore di gioia e il senso di appagamento e di pace interiore che si provano in questi momenti è immenso. E' la montagna che ci fa dono di sé. Credo che ognuno di noi abbia provato verso il proprio istruttore un senso di profonda gratitudine tanto profonda da non essere contenibile nelle parole. Ci si abbraccia, ci si guarda negli occhi. E' il silenzio che scorre nello spazio di uno sguardo la lingua universale degli alpinisti. Sono momenti indimenticabili.

La stanchezza unita al grande senso di appagamento ci hanno accompagnato durante il lungo rientro verso il rifugio.

Il terzo giorno una piccola parte del gruppo è tornata sulle pareti del ghiacciaio per ripassare alcune manovre, mettere in pratica i vari tipi di sosta su ghiaccio e sperimentare la tecnica evoluta di Piolet Traction. Gli altri sono di nuovo partiti all'alba per raggiungere Punta Rachele a 2998 mt.

“...Siamo passati vicino al rifugio Ventina e prima di arrivare al ghiacciaio abbiamo preso il sentiero verso sinistra che ci ha portato fino al fondo valle dove iniziava la neve, qui ci siamo preparati , e formate le cordate abbiamo iniziato la salita verso il Passo Ventina 2675 mt .Terminato il lungo tratto innevato siamo saliti fino al Passo, e dopo un breve riposo abbiamo proseguito verso la vetta. Dopo un tratto abbastanza facile ci troviamo ad attraversare passaggi di II e III grado, poi abbiamo proseguito in cresta fino a giungere all'anticima. Dopo una breve pausa abbiamo aspettato le altre cordate e siamo ridiscesi per la stessa via, attrezzando anche una discesa in corda doppia per superare una parete di 30 metri. Così siamo tornati al rifugio” (Alessandro Barone) (Segue in fondo relazione tecnica della salita a Punta Rachele di Fabio Menichini)

Nel pomeriggio l'arrivo di un grande acquazzone ci ha fatto correre al rifugio dove ci siamo di nuovo uniti con il resto del gruppo che da poco era tornato dalla vetta. E' stato molto bello raccontarsi a vicenda le diverse esperienze vissute in quella giornata. Il rumore della pioggia ha fatto da sottofondo alla lezione sulle valanghe e la cena che ha fatto seguito è stata un bel momento di allegria e condivisione durato fino a tarda sera. La mattina seguente ognuno è sceso dalle proprie stanze con gli zaini in spalla, pronti per tornare a casa e, dopo una breve lezione pratica sulla cartografia e la rituale foto di gruppo, ci siamo tutti incamminati per il lungo sentiero che dal rifugio ci portava alle nostre macchine. Il corso era giunto al termine.

Un corso di soli tre giorni può contenere in sé le tracce che serviranno poi tutta la vita a percorrere canali ghiacciati e raggiungere vette innevate. Così come in soli tre giorni di confronto intenso e costante con la montagna, tutto ciò che siamo o meglio, tutto ciò che credevamo di essere o che anche solo lontanamente percepivamo di noi stessi come alpinisti o aspiranti tali, può cambiare. La montagna fa da specchio e riflette la nostra immagine mostrando senza barare i nostri limiti, ma anche la nostra forza, in parti uguali. Sta poi alla nostra sensibilità e maturità saper cogliere e leggere nel modo giusto i suoi messaggi, per poter evolvere, sia come alpinisti che come esseri umani. E in questo continuo scambio di riflessi e riflessioni, gli istruttori della scuola Vagniluca sono stati di fondamentale supporto, tecnico certamente, ma anche profondamente umano. Sono stati in grado di avvicinarsi alle esigenze di ognuno, le hanno prese e comprese e ci hanno guidato, o meglio accompagnato in un breve ma profondo viaggio la cui meta era ben oltre la vetta.

Un grazie sincero dal profondo del cuore a Claudio Busco, Mirco Ranocchia, Roberto Basili, Alessandro ed Enrico Pascolini, Fabio Racanella, Emanuele Crasti.

Micaela Petroni

E' possibile scaricare in formato pdf la Relazione Tecnica Pizzo Rachele – Cresta Nord Est

Siti Istituzionali

Mostra altro

Contatti

Indirizzo

Scuola G. Vagniluca
Via della Gabbia 9. 06123 Perugia

© Copyright 2017 by Scuola Giulio Vagniluca. Created by Giulay